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Come ogni esperienza ecclesiale, anche la nostra comunità vive e sperimenta l'incontro con l'altro anche nella dimensione caritativa e missionaria.

Il Seminario (ed anche il tempo propedeutico) sono infatti segnati da esperienze di servizio caritativo e missionario.

Nell'anno propedeutico si svolgono due esperienze: una di incontro con i poveri e gli emarginati presso la Mensa "Padre Guido" di Ancona ed una presso con i disabili presso la Fondazione "Don Gnocchi" di Falconara Marittima.

In secondo anno, i seminaristi fanno esperienza attraverso l'incontro con i ragazzi del Doposcuola presso la Parrocchia della Sacra Famiglia.

In terzo anno, i seminaristi fanno esperienza attraverso la Comunità "Il Focolare" di Camerano in cui vivono giovani ed adulti portatori di AIDS/HIV.

In quarto anno, i seminaristi fanno esperienza facendo servizio presso la Caritas Diocesana di Ancona presso la "Casa di Zaccheo".

In quinto e sesto anno, ai seminaristi viene chiesto di continuare con un servizio caritativo presso i malati e le Caritas parrocchiali.

Nell'estate tra il quinto ed il sesto anno, inoltre, viene chiesto loro di vivere un'esperienza missionaria (di almeno 3 settimane) presso una comunità da loro scelta.

Il cammino formativo del Seminario propone ai seminaristi del quinto anno di vivere nel tempo estivo un’esperienza abbastanza prolungata presso una Chiesa sorella lontana, in terre cosiddette di missione.

Andrea Falcinelli e Emanuele Piazzai di Senigallia si sono recati rispettivamente in Equador e Costa d’Avorio; Giuseppe Leone di Pesaro in Israele; Giacomo Pompei di Macerata in Argentina e, infine, Rodolfo De Santis di Ascoli Piceno in Zambia. Riportiamo la sua testimonianza.

La mia esperienza missionaria si è svolta in Zambia nello scorso mese di agosto. Sono stato ospitato nel convento “Kolbe House” nella città mineraria di Solwezi, che si trova nella North-Western Province, al confine con il Congo.

La provincia marchigiana dei frati francescani conventuali delle Marche è stata protagonista della prima evangelizzazione di questa zona fin dal 1930. Di questi frati in Zambia ora ne sono rimasti 4. Infatti ora la provincia di Zambia-Malawi è florida di vocazioni e si è resa ormai completamente autonoma dai padri italiani. Uno di questi 4 è padre Massimiliano Marozzi, originario di Appignano del Tronto, 78 anni, di cui gli ultimi 43 vissuti in Zambia. Padre Massimiliano, oltre ad essere il custode del convento che mi ha ospitato, è anche parroco di una parrocchia di nuova fondazione nella foresta vicina alla città. Con lui ho visitato varie missioni nelle quali i frati, in collaborazione con le consacrate ed altri volontari, svolgono una importante opera di promozione umana e di assistenza, sia sul piano sanitario, con ospedali e dispensari, sia con collegi e scuole di ottimo livello. Con padre “Max” ho avuto anche la grazia di vivere la benedizione delle famiglie in una zona periferica della sua parrocchia e quindi ho potuto visitare questa Chiesa e questo popolo da un punto di vista privilegiato.

Questa è stata per me un'esperienza molto bella ed importante che mi ha insegnato, tra le altre cose, un modo di vivere che, nonostante i soliti mali che affliggono i paesi in via di sviluppo, può fare a meno dell'elettricità, dell'acqua corrente, di Internet, etc., ma non può fare a meno di sane relazioni, di volti sorridenti, di aiuto reciproco, e di tanta cordialità e umanità.

Un saluto a tutti da quella parte del mio cuore che è rimasta in Africa ed arrivederci in Zambia!

 

Non vergognarsi dei fratelli

L’esperienza di carità del Quarto Anno si svolge nel Centro Caritas di Ancona “Gabriele Ferretti”, nato come “opera-segno” del Congresso Eucaristico Nazionale del 2011. Siamo coinvolti nella mensa serale e nella “Casa di Zaccheo” che offre una “seconda accoglienza” in vista di un (re)inserimento sociale. Le persone che incontriamo portano storie dolorose e spesso drammatiche di povertà, perdita del lavoro, abbandono familiare, ingiustizia ed emarginazione sociale, immigrazione anche a rischio della vita… Il senso profondo di questa esperienza sta in quello che il Papa Francesco chiama “toccare la carne di Cristo”: la carne sofferente del fratello è la carne ferita e piagata di Cristo che è nascosto in loro, perché “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25). Non vergognandoci del fratello ma accogliendolo, rispondiamo alla chiamata a diventare consolazione e segno dell’amore del Padre che ha cura di tutti i suoi figli.

Propedeutico: anche noi a servizio

 

L’anno Propedeutico è introduttivo, ma non per le esperienze caritative! Si fa esperienza, “nell’anno zero”, con la Mensa “Padre Guido”, mettendosi di fronte alla povertà e all’emarginazione, e con il Bignamini, considerata da molti una tappa molto impegnativa: realtà che rimangono nel cuore per l’umanità che traspirano: come dimenticare Dora (regina della mensa)?

La Mensa è una lezione utile sul come fare servizio con umiltà e pazienza.

Al Bignamini, invece, la gratuità del dono di sé è messa alla prova di fronte a persone affette da gravi disabilità dove si mettono a disposizione i propri doni per condividere la vita con quei fratelli. Posso testimoniare che, mentre cantiamo, balliamo e ci divertiamo con loro, ci si chiede: “Chissà se si divertono”, ma la risposta viene dai loro sorrisi.

Queste esperienze sono occasione di migliorarsi nel dono di sé, con la speranza di seguire Cristo nella vocazione, che va delineandosi nel discernimento.

 

Camminare accanto

Ad inizio anno mi è stato detto che fare servizio alla casa alloggio “Il Focolare” è uno stimolo a “vivere il Vangelo in prima linea”. Queste parole non mi hanno lasciato indifferente, e le ho avvertite sin da subito come una bella sfida per il mio cammino di seminarista. In questa struttura residenziale, situata nei pressi del Comune di Camerano, sono ospitate persone malate di HIV/AIDS, con le quali noi del terzo anno condividiamo un po' del nostro tempo e le nostre storie. Credo che la sfida stia nel riuscire a condividere la vita, in assoluta gratuità, cercando di eliminare ciò che più la uccide: il pregiudizio. Un ospite del Focolare un giorno si è rivolto a me con questo pensiero: “… là fuori tutto corre velocemente e la gente rischia di perdere il vero significato delle cose, mentre io qui sto imparando ad apprezzare la vita così come ogni giorno mi viene donata”.