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Venerdì, 12 Ottobre 2018 14:55

Benvenuto don Daniele!

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 Benvenuto don Daniele!

Don Daniele, sei la grande novità di quest'anno. Parlaci un po' di te.

Ho 38 anni, nato ad Ascoli e cresciuto in una piccola frazione del Comune di Castignano che si chiama Ripaberarda, sono il primo di tre fratelli (Claudio 36 anni e Giusy 23 anni), dopo gli studi superiori presso l’Istituto Agrario di Ascoli e l’esperienza universitaria nella Facoltà di Geologia di Camerino, è iniziato il percorso di discernimento vocazionale che mi ha condotto ad iniziare il cammino di formazione presso il Seminario di Fermo dove sono rimasto dal 2005 al 2010. Nei due anni successivi mi sono trasferito a Roma per la Licenza in Morale presso l’Accademia Alfonsiana. Sono stato ordinato sacerdote da Mons. Silvano Montevecchi per la Diocesi di Ascoli Piceno l' 11/08/2012. Inizialmente per 5 anni ho svolto il mio servizio pastorale come vice-parroco nella Parrocchia di Maria Santissima Madre della Chiesa a Stella di Monsampolo. Nell’ottobre del 2017 il Vescovo mi ha chiesto di inserirmi nell’equipe diocesana di Pastorale Vocazionale per un nuovo progetto dedicato ai giovani: le settimane di vita comune. Al contempo sono stato nominato Rettore della chiesa di Sant'Agostino nella Parrocchia di San Pietro Martire. Durante la scorsa estate, una nuova chiamata a lasciare tutto, anche la Diocesi, per entrare a far parte dell’equipe formativa del Pontificio Seminario Regionale Marchigiano in Ancona. In questi anni sono stato anche Assistente ACR in Diocesi e in Regione.

 

E questa nuova avventura anconetana? Come l'hai vissuta e vivi?

Ricordo distintamente il giorno e il luogo dell’incontro con don Claudio. Ci eravamo sentiti per parlare di un ragazzo che stavo seguendo per il discernimento vocazionale. Potete solo immaginare lo stupore, la sorpresa e lo stato d’animo quando le sue prime parole sono state: “Oggi sono venuto per parlare di te”. Poi la proposta totalmente inaspettata. Il primo sentimento emerso è stato il senso di inadeguatezza per un compito sproporzionato rispetto alle mie capacità e così delicato per la vita della Chiesa. Quello che mi ha rassicurato, custodito e sostenuto nella scelta è stato il ripetermi le parole di don Claudio: “sarà faticoso ma sperimenterai una bella fraternità sacerdotale” e le parole del Vescovo: “questo servizio non è per gli altri è per te, per il tuo bene, per la tua maggiore conformazione a Cristo”. Sono state parole provvidenziali e profetiche se messe a confronto con le meditazioni ricevute agli esercizi spirituali di inizio anno in seminario. Se faccio un memoriale di questi anni devo riconoscere che forse era proprio quello che mi serviva e che cercavo. Sono stato a Stella dal 2006 al 2017 e quando il Vescovo mi ha chiesto di lasciare la parrocchia non capivo. Ero stato trasferito al centro di Ascoli, e chiamato ad essere Rettore di una chiesa chiusa da molti anni, chiamato a vivere in una grande casa, ma solo, io che ho sempre amato la fraternità e la vita di comunità. Come ci diceva fr. Luca Fallica: “A volte c’è un no di Dio che è utile per capire i tanti sì”. Quel no è servito a capire il dono che il Signore mi stava facendo. Stavo correndo il rischio di considerare la parrocchia come un nuovo idolo, perché rischiava di assolutizzare le attenzioni e gli  interessi. Il Signore mi aveva chiesto, lasciando la parrocchia, di guardarla con un occhio diverso, non come un idolo, l'unica cosa buona per la mia vita, ma come uno dei tanti doni che fa. Quando durante questo ultimo anno avevo chiesto al Signore di sperimentare ancora una bella fraternità è arrivata la chiamata a tornane in seminario, a riscoprire il discepolato e a restare sempre in cammino per non ancorarsi a sicurezza umane che non lasciano nulla di buono. Il Signore mi chiedeva di abbandonarmi. In fondo mi facevo la stessa domanda di Pietro: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito che cosa dunque ne avremo?”. Da qualche mese mi ripetevo questa domanda rispetto alla parrocchia. Ho lasciato la parrocchia a cui ero molto legato (forse troppo), ma cosa mi aspetta? Il Signore ha incarnato, realizzato e inverato quella Parola, quando ho riconosciuto che stava preparando il centuplo. Se c’è una cosa che ora mi è chiara è che Dio non toglie nulla, Dio aggiunge, ed è quello che sto sperimentando, ora che vivo in una fraternità veramente allargata. Una fraternità sacerdotale con Don Claudio, Don Francesco Savini, Don Mariano, Don Francesco Pierpaoli, ma anche una fraternità discepolare che mi sorprende soprattutto per la bellezza nella condivisione del cammino di fede. Al fondo della mia vocazione sperimento che sono chiamato a vivere la sequela all’interno di una fraternità e non nell’autosufficienza.

 

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