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Ero straniero e mi avete accolto

Ero straniero e mi avete accolto

Il Seminario e l’immigrazione

 

In un suo libro, Mons. Bregantini scrisse: “Sono convinto che l'incontro con gli ambienti difficili sproni la Chiesa ad essere più autentica, ad esercitare un'azione di purificazione dei propri atteggiamenti, a mettere in crisi le proprie sicurezze, diventando più umile: una Chiesa più sorella e madre che maestra”. Anche in seminario la realtà della mobilità umana e delle migrazioni è considerata come uno dei segni dei nostri tempi: un evento che ci chiama a una presenza e una risposta pratica.

La formazione, pertanto, presenta dei tempi e dei momenti privilegiati per fare esperienza ed entrare in contatto con chi vive la ferita della guerra, della mancanza di lavoro, della tratta. In particolare, nel corso di questi anni, ci vengono proposte due esperienze significative: l’esperienza dell’incontro e dell’accoglienza presso Casa Zaccheo ad Ancona (dove ci è chiesto di “stare”, costruendo relazioni significative con chi vive un periodo di accoglienza in questa comunità per ricostruirsi e reintegrarsi nella società) e quella del Centro di Ascolto in Caritas (dove ci è chiesto di essere in ascolto dei bisogni e delle necessità delle persone per poter collaborare ad un primo aiuto e a progetti di sostegno). Da queste esperienze, ci viene offerta l’opportunità di ascoltare e incontrare la “voce di chi non ha voce”: entrando in contatto con realtà e culture diverse dalle nostre possiamo purificare il nostro sguardo nei confronti dell’altro, così da acquisire anche uno sguardo benevolo verso quelle situazioni di disagio, di sofferenza, di fatica che vivremo poi in parrocchia e che interrogano la nostra pastorale ordinaria.

È stata inoltre molto significativa la proposta del Gruppo Culturale per la preparazione della Giornata Mondiale del Povero: due serate di ascolto e riflessione sul tema dell’immigrazione. Nella prima serata, tramite la visione di “Fuocoammare” abbiamo avuto modo di riflettere come la realtà delle migrazioni sia una delle tante attività dell’uomo: il documentario ci presenta l’ordinarietà della vita di Lampedusa, costellata di famiglie in difficoltà, di vita quotidiana, ma anche dall’incontro e dall’accoglienza riservata alle persone che arrivano dal mare spesso in condizioni fisiche e psicologiche precarie. Un film che, a molti, ha rievocato l’incontro di qualche mese fa con il Card. Montenegro che ci ha fortemente interrogato sul nostro stile di vita e sul modo di vedere l’altro (“è un fratello o un diverso da emarginare?”).

Il secondo incontro, qualche giorno più tardi, ha visto la presenza di un Avvocato e di un esperto di Caritas Marche in dialogo sui diversi aspetti dell’immigrazione, sulle difficoltà legali dell’accoglienza ma anche sulle problematiche teologico-pastorali legate alla presenza dello straniero. Dentro questo dialogo ci sono state poste delle domande che toccano la nostra formazione e la nostra vita da pastori: siamo chiamati a “farci pane e non a dare pane”, perché tramite noi Cristo possa incarnarsi nella vita di tutti.

Le nostre esperienze, come abbiamo visto, si presentano come occasioni per cogliere le potenzialità dell’altro e non solo i bisogni, imparando a coinvolgersi (come ci ricorda Papa Francesco in Evangelii Gaudium) e interessarsi anche della presenza straniera nelle nostre comunità, impegnandoci a renderle luoghi più accoglienti, più trasparenti e non occasioni di business (come, purtroppo, capita dentro le esperienze di accoglienza). Ecco, quindi, che si pone di fronte a noi l’occasione di essere costruttori di ponti, creando relazioni significative che ci facciano sentire parte di “una Chiesa più sorella e meno maestra”, una Chiesa che renda concreto l’invito di Paolo “siate premurosi nell’ospitalità” (Rm 12, 13).

                                                                                                                          Matteo Guazzarotti

Date

21 Febbraio 2018

Categories

Pastorale