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La nostra cappella dice visibilmente che il seminario "è continuazione nella Chiesa della comunità apostolica stretta intorno a Gesù..."

L'ambone è il luogo dal quale viene proclamata la Parola di Dio. La sua forma è correlata a quella dell'altare rispettandone però il primato. Collocato in prossimità dell'assemblea, costituisce una sorta di cerniera tra il presbiterio e la navata. Accanto ad esso si situa il cero pasquale che vi rimane durante il tempo liturgico opportuno. Ogni proclamazione liturgica della Scrittura equivale sempre all'annuncio della risurrezione del Signore. L'ambone è monumento della risurrezione perché è icona del sepolcro vuoto del Risorto. La pietra rotolata lì accanto è dove sta il diacono a proclamare il Vangelo: come l'angelo proclamava la risurrezione del Signore.  

 

  La statua lignea di Maria, con in braccio Gesù è collocata a continuare i dodici scanni che formano il presbiterio. Nelle solennità è abbellita da un manto ricamato in oro, dono delle mamme dei seminaristi tutti incolumi subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. La collocazione mostra Maria come la discepola perfetta, madre e modello della Chiesa, assidua e concorde nella preghiera con gli apostoli nell'attesa di una rinnovata Pentecoste. Vicina all'ambone, richiama a tutti il primato della Parola nella vita del cristiano.

 

L'omphalos in greco vuol dire ombelico e porta con sé il simbolismo di centro del mondo. È il punto ove il trascendente si manifesta nell'immanente. Nella chiesa edificio è l'incrociarsi architettonico e iconico dell'ovest/est e Nord/sud degli orizzontali con l'alto/basso dei verticali. Nella nostra cappella è lo spazio sopra il quale si partecipa al banchetto di nozze dell'Agnello.

 

 

 

 

 

  L'altare nell'assemblea liturgica non è semplicemente un oggetto utile alla celebrazione, ma è il segno della presenza di Cristo, sacerdote e vittima, è la mensa del sacrificio e del convito pasquale che il Padre imbandisce per i figli. Per questo è necessario che l'altare sia visibile a tutti, unico nella Chiesa, centro al quale la comunità si rivolge. L'altare cristiano è figura della mensa dell'ultima cena e del calvario dell'ultimo giorno, tutti e due in uno. Per mostrarsi tavola e croce offerta a tutti, l'altare è quadrato o tendente al quadrato, aperto ai quattro lati del mondo; ed è piccolo da contenere nulla più che il pane e il vino dati per la salvezza del mondo.

 

Il nostro seminario è quello che vive e appartiene alla regione ecclesiastica delle Marche. Abbiamo voluto sottolineare il legame con ciascuna delle Chiese che la compongono chiedendo ad ogni Vescovo una pietra della sua Cattedrale. Tredici pietre che sono andate a costruire, insieme alle pietre provenienti dalle fornaci della nostra regione e al legno di ciliegio, i luoghi significativi della celebrazione.  

 

  C'è un rapporto costante tra la celebrazione dell'Eucarestia e la custodia/culto dell'Eucarestia, un luogo proprio, distinto dalla navata della Chiesa, adatto alla preghiera e all'adorazione personale, destinato alla custodia eucaristica. Il Santissimo Sacramento è custodito in un luogo architettonico veramente importante: il tabernacolo. Opera del maestro scultore Manfrini, arricchito dalle vetrate che aprono sui cammini spirituali e teologici della luce.

 

La sede è il luogo liturgico che esprime il ministero di colui che guida l'assemblea e presiede la celebrazione nella persona di Cristo, capo e pastore, e nella persona della Chiesa, suo corpo. Per la sua collocazione essa deve essere ben visibile da tutti e in diretta comunicazione con l'assemblea, in modo da favorire la guida della preghiera, il dialogo e l'animazione. La sede del presidente è unica e non deve avere forma di trono. Le sedi per i ministri sono collocate nel presbiterio in maniera che possono svolgere con facilità la loro funzione.  

 

In alto da sinistra:

Matteo Guazzarotti (Senigallia, 6° anno); Josimar Silva Santos (Ascoli Piceno, 5° anno); Paolo Tamassetti (Jesi, 5° anno); Francesco Olivieri (Fabriano, 6° anno); Mirco Micci (Senigallia, 6° anno); Giuseppe Schibeci (Ancona, 5° anno)

In basso da sinistra:

Marco Petracci (Macerata, 6° anno); Francesco Antenucci (S. Benedetto, 6° anno);  Lorenzo Rossini (Ancona, 5° anno); Antonio Barbaresi (Macerata, 6° anno)

 

Sembra una foto di qualche anno fa, e invece è la foto di comunità di quest'anno... Il predicatore degli esercizi spirituali di inizio anno, che abbiamo da poco concluso, è proprio lui, don Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio e nostro rettore fino al 2017. Dopo l'esperienza del lockdown trascorso in seminario e dopo un'estate certamente anomala per tutti, la nostra comunità si è ricompattata per affrontare un nuovo anno formativo. Conclusa la sessione autunnale di esami e accolti ufficialmente i nuovi arrivati durante l'uscita di inizio anno a Fonte Avellana e al Furlo, ci è stata donata questa esperienza di grazia che sono gli esercizi spirituali, grazie ai quali abbiamo riorientato il nostro sguardo verso Cristo per continuare a camminare incontro a lui con gratitudine, fiducia e realismo. Quest'anno la nostra comunità si compone di ventiquattro seminaristi, cinque al primo anno, cinque al secondo, due al terzo, sei al quarto, quattro al quinto e due al sesto. All'équipe formativa composta dal rettore don Claudio, dal padre spirituale don Luca Bottegoni e dal vice-rettore don Daniele De Angelis, si aggiunge quest'anno il nuovo vice-rettore don Andrea Righi, dell'arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado, che accogliamo tra noi dopo che don Francesco Savini ha concluso il suo servizio diventando parroco a Chiaravalle. Il periodo che stiamo vivendo non è certo dei più facili, l'incertezza per il futuro è grande, ma è tanta anche la voglia di stare insieme e vivere in pienezza questo tempo che ci viene donato.
 

In piedi da sinistra:

Andrea D'Aprile (San Benedetto, 3° anno); Pietro Casi (Ancona, 3° anno); Luca Censori (Ascoli Piceno, 4° anno); Lorenzo Gentili (Jesi, 4° anno); Giulio Amici  (Jesi, 4° anno); Giuseppe Rella (Ancona, 4° anno); Marco Rulli (Fano, 3° anno)

In basso da sinistra:

Eduardo Caal (Fabriano, 3° anno), Pietro Shi (Macerata, 3° anno); Luigi Burchiani (Ancona, 3° anno); Fredy Lara Ramirez (Fabriano, 3° anno).